sabato 21 agosto 2010

The last week

Nel corso della mia quinta nonchè ultima settimana ad Oxford ho pensato bene di non farmi mancare nulla, cercando di sfruttare al meglio ogni singola ora del giorno... risultato: sono irriconoscibile(bianca come un cencio, 2 occhiaie simili a buchi neri, pancia gonfia per le schifezze ingurgitate e capelli senza senso!), ma felice.

Lunedi ho sentito forte il peso degli stravizi delle settimane precedenti fin dalle prime ore del mattino, ma dopo un paio di mugs di caffè sono riuscita ancora una volta ad acchiappare per i capelli il mio punto di vista oxfordiano e ho subito pensato di farmi un programmino relativo a ciò che avevo da/e volevo ancora fare prima di partire... ho avuto infatti la sensazione che mi stesse sfuggendo qualcosa e ho iniziato a riportare nero su bianco tutto ciò che piano piano risaliva la china della mia stanca mente. Per fortuna è venuto in mio soccorso il programma settimanale della scuola, finito (bello fresco di stampa!) tra le mie mani nel lunch time.

Martedì ho iniziato davvero a realizzare di essere agli sgoccioli di questa avventura. Esattamente quando ho preso appuntamento con Jo (dal Taiwan con furore!) per il nostro ultimo thè del pomeriggio... un thè durato circa 2 ore. Entrambe sembravamo non voler arrivare al fondo di quelle mugs perchè era così triste doversi dire "ciao", "arrivederci" o forse "addio". Abbiamo realizzato che era ora di andare quando la cameriera ha iniziato a sollevare le sedie degli altri tavoli e a far capolino tra essi con mocho alla mano... il locale era completamente vuoto, fatta eccezione per noi 2.
Mi sono quindi decisa a fare una capatina in 'Summertown', quartiere non lontano dalla scuola, che m'ero ripromessa di visitare settimana dopo settimana convinta di avere ancora tanto tempo... ma il tempo è volato via. Non so bene che effetto m'abbia fatto. E’ un posto più turistico che di vita reale, nel senso che domina una perfezione che quasi mi disturba: ogni cosa sembra al proprio (giusto) posto. Mi aspettavo di sentire, da un momento all'altro, la voce di un qualche regista che gridava"STOP!" come dopo aver girato la scena di un film (stile 'un tranquillo pomeriggio di paura'!!). Interessante e singolare sensazione.

Mercoledì è stata la volta di un'esperienza che difficilmente dimenticherò: ho assistito (thanks Susan!) alla rappresentazione dell'opera shakespeariana 'Romeo & Juliet' tenutasi nell'anfiteatro della Bussiness School oxfordiana (all'inaugurazione della quale c'era, a suo tempo, niente po po di meno che Prodi. così diceva la targa!). Inutile dire che è stato difficile cogliere il senso di ogni singola parola, così come di parecchi lunghi periodi, ma senza dubbio è stato avvincente: forse perchè conoscevo la storia, forse per la location, forse per l'espressività degli attori o forse per tutti questi fattori insieme... fatto sta che la ricorderò sempre come un amazing experience!
Ecco cosa realmente mi mancava per completare l'opera, era questo ciò che m'era sfuggito nelle ultime settimane: ho guardato la tv inglese, ho letto giornali e libri inglesi, ma una rappresentazione teatrale era ancora terra inesplorata. La Regent School mi ha fatto questo regalo.

Giovedì, dopo le lezioni, appuntamento per il 'goodbye coffee' con James (e la tristezza continua a calare come un velo pietoso...). Altre 2 ore di piacevoli chiacchiere dopo aver cercato per 20 minuti un coffee shop che non stesse chiudendo(erano le 16.30:assurdi orari inglesi!!). Trovata la location ideale (completamente deserta perchè anche qui s'accingevano a chiudere di lì a poco!), ho iniziato a raccontare dettagliatamente a James tutto ciò che ho visto, fatto e scoperto in queste settimane... lui rideva e annuiva. Ad un certo punto m'è sorto un dubbio "ma stai ridendo perchè sto dicendo un sacco di fregnacce? Fischi per fiaschi?" e lui" Nooo... ma ti rendi conto della confidenza che hai acquistato con la lingua?! Non mi lasci più parlare!". Effettivamente tra le varie cose che avevo da dirgli, stavo dimenticando una piuttosto importante: nell'ultima settimana, al pomeriggio, m'hanno assegnata al corso advanced! Mi vien da ridere al pensiero... ma, senza falsa modestia, posso dire che non è poi così difficile!
James, perfect english man, m'ha chiesto se ho provato tra le varie porcherie quelle famose pasties(simil calzoni di pastasfoglia che contengono ogni volta un mondo nuovo da scoprire tanto che difficilmente prendi sonno di notte se ne hai mangiato una alla sera!) che hanno letteralmente invaso Oxford. Impagabile la sua espressione di disgusto quando ho risposto "Of course!"... pensate voi se gli avessi detto che di lì a poco ne avrei gustata un'altra!!
Sulla strada del ritorno, con la pasty in una mano e i miei libri nell'altra, mi ha sorpresa la pioggia. E' stata la prima volta in cui non ho subito pensato di tirar fuori l'ombrello, anzi ho offerto il mio viso al cielo permettendo all'acqua di baciarmi(e bada bene, Math, non erano lacrime!!)... e al diavolo la fobia dell'umidità e la fissa dei capelli perfettamente in piega!

Venerdì pioveva di nuovo mentre muovevo verso la Regent’s(questa settimana ho scelto di snobbare il bus!) ed ero in ritardo(il mio primo ritardo nel mio ultimo giorno!), ma è stato difficile alzarsi al suono della sveglia e necessitavo di uno stop al coffee shop!
Venerdì è giorno di ‘presentation’(relazione relativa al topic della settimana), primo giorno del weekend di chi resta, ultimo giorno ad Oxford di chi parte… per cui c’è sempre un po’ di fermento. Ho utilizzato i miei 15 minuti di ogni break per organizzare gli ultimi dettagli relativi alla partenza e al viaggio e nel lunch time destinazione office per ritirare certificato e valutazione del mio corso di inglese: al termine di queste 5 settimane, il mio livello risulta essere Upper Intermediate in Listening, Reading, Spoken Production and Writing. Ma Advanced in Spoken Interaction… superfluo spiegarne il perché!!
Dopol’ultima ora di lezione, appuntamento nel giardino per la departure celebration(sigh!):drinks, chips,chatting and photos a gogo! Io e Vale(anche lei in partenza) abbiamo indugiato fino agli ultimi minuti di chiusura della scuola perché, nonostante fossimo entrambe contente al pensiero di tornare in patria, realizzare che il successivo lunedì non avremmo più rimesso piede là dentro è stato abbastanza triste... ma non sufficientemente da impedirci di ritrovarci di nuovo la sera al ‘Camera’! Ed è stato di nuovo party. L’ultimo party.

Stamattina sveglia alle 8, da incosciente che sono non avevo ancora fatto le valigie e l’autista mandatomi dalla scuola sarebbe arrivato alle 13. Ho avuto seri problemi quando ho cercato di ficcare tutto nelle 2 valigie portate con me, davvero non m’ero resa conto di aver fatto così tante spese: sono un caso disperato. Ho pregato che la valigia da spedire fosse di peso non superiore ai 15 kg( preghiera esaudita: pesava 14,7. Sono una macchina da guerra!) e che il bagaglio a mano non venisse pesato(anche qui gran c..o, ma tanto ero già pronta a far gli occhi dolci!)… perché quello sì che superava i 10 kg, erano almeno 13!
Ho lasciato la casa deserta(tutti i miei coinquilini erano già diventati ex!) e attraversando il cortile ho bussato alle finestre di Yoah e Julien(French guy conosciuto in lavanderia nel corso di una delle mie performance da housewife!) per lasciare loro un pezzo della mia mitica crostata(aveste visto le facce!) e salutarli al volo. Al bordo della strada, seduta sul muretto, con le valige ai miei piedi, in attesa dell’auto ho pensato ”eccoci qua, ci siamo… e anche questa è andata.” dimenticando quanto la vita abbia più fantasia di me.
Omid, brillante ragazzo iraniano (laureato ad Oxford col massimo dei voti ma finito a fare l’autista… per ora!)che mi ha riportata a Londra, me l’ha ricordato. In 2 ore di viaggio mi ha completamente aperto il suo cuore e mi sono sentita davvero onorata, perché m’è sembrato l’ennesimo dono di questa esperienza. Ci siamo raccontati le nostre vite, i nostri sogni, le nostre speranze e i nostri dolori. 2 ore di chiacchiere in inglese! Mi pare la perfetta conclusione di tutto, ma con un bonus: un amico in più!

Ora che sto sorvolando di nuovo La Manica posso dire che è davvero finita e ammetto pure che, da emotiva e sentimentale quale sono, al decollo ho versato qualche lacrima… ma va bene così, è tempo di tornare.
Ciao Oxford. Questo era solo l’inizio!

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